“Quell’azzurro” dice Miranda Priestley, riferendosi al golfino color polvere che indossa la sua goffa e occhialuta assistente (una certa Ann Hathaway) “rappresenta milioni di dollari e innumerevoli posti di lavoro, e siamo al limite del comico quando penso che tu sia convinta di avere fatto una scelta al di fuori delle proposte della moda”.
La moda è un “fatto” serio, culturale ed economico, ma anche, ciò che è più interessante, sociologico. Gli abiti icona contenuti nel libro “50 abiti che hanno cambiato il mondo”(ed. De Agostini) “raccontano come e quanto si è evoluta la moda nel corso del Novecento, tra cambiamenti sociali ed economici e un alternarsi continuo di posizioni radicali e contraddittorie su differenze di genere e sessualità. Ciascuno dei 50 modelli “costituisce il potente emblema di un momento particolare della storia, e rivela dettagli affascinanti sulle celebrità che l’hanno indossato, e su cui l’ha disegnato e realizzato”.
Immergiamoci in questa narrazione.
Come non citare Lei Coco Chanel – Abito in jersey alla maschietta 1926 circa
Sua maestà Coco Chanel che crea l’abito in jersey alla maschietta. Gli orli si accorciano, così come i tempi di vestizione delle donne, ora più libere ed emancipate. Libere anche da quei corsetti e imbottiture opprimenti. Una nuova generazione di donne borghesi sfidava la repressione di genere e classe del passato.
Such a New Look! Christian Dior – 1947
Pare che la Direttrice di Harper’s Bazaar esclamò: “It’s such a new look!” quando vide le collezioni presentate da Christian Dior. Questa autentica esclamazione di entusiasmo venne poi utilizzata per sottolineare la novità dello stile. In un’Europa che a fatica si riprendeva dalle macerie della Guerra, gli abiti dalle spalle morbidi, i vitini di vespa e le gonne ampie contribuirono a dare una sferzata di ottimismo alle donne e alla moda parigina in tutto il mondo.

Un modello senza tempo Il wrap dress di Diane von Fürstenberg
Dalla vestaglia alle passerelle il passo è breve! E’ vero che il Wrap Dress rimarca il comfort della vestaglia con il suo abbraccio avvolgente, ma è altresì vero che Diane von Fürstenberg voleva conferire alle moderne donne in carriera una versatilità pratica e professionale allo stesso tempo, e allora le dotò di questo modello senza tempo proposto, da quel momento in poi, fino ai giorni nostri.
Modello Halston Abito con lo scollo all’americana – 1977
Mai sentito parlare degli abiti Halston? Probabilmente abito con lo scollo all’americana vi suona molto più familiare. E’ così che il modello (Halston dal nome dello stilista – al secolo Roy Halston Frowick) con il profondo scollo a V, le linee mordine e voluttuose e la schiena completamente scoperta rappresenta la frenesia degli anni ’70 in cui le donne, sicure di sé e rilassate, si scatenavano sulla pista da ballo.
La magia della fiaba Abito nuziale di Lady Diana – 1981
Sono immagini che hanno fatto il giro del mondo, gli occhi erano tutti puntati su di lei: Lady D Diana Spencer, la principessa del Galles che sposava il Principe Carlo, la magia di una nuova fiaba a Buckingham Palace. Con il suo lunghissimo stascico bianco e il suo abito sfarzoso lasciò il pubblico mondiale a bocca aperta mentre avanzava nella navata della Saint Paul Cathedral a Londra. Era il 1981 e David ed Elizabeth Emanuel disegnarono per lei un abito con centinaia di metri di tulle, seta color avorio e taffetà, nastri fiocchi e pizzo antico, maniche a sbuffo e collo fru-fru. L’abito nuziale tornò ad essere un capo rilevante nella moda. Le aspirazioni di tutte le spose del mondo con furono più le stesse di prima.
Qualcosa sta decisamente cambiando Comme des Garçon – 1981
Nello stesso anno in cui Lady Diana avanzava con il suo lungo strascico sul tappeto rosso nella navata centrale di Saint Paul a Londra, sulle passerelle di mezzo mondo faceva scalpore Rei Kawakubo con uno stile totalmente sovversivo che sarebbe poi stato conosciuto come “Hiroshima chic”. La stilista giapponese destruttura, strappa e torce i vestiti, non più intesi come abili strumenti di abbellimento della figura umana, di fatto aprendo la strada al fashion design contemporaneo.

Gli abiti seppelliti – Hussein Chalayan 1993
Forse non ci crederete ma lo stilista inglese di origini cipriote Hussein Chalayan alla sua tesi di laurea presso il prestigioso Central St Martin di Londra ebbe l’ardire di presentare una collezione di abiti da lui prodotti e seppelliti in giardino per tre mesi. Un evidente stato di decomposizione, e dietro di esso, una critica alle logiche commerciali del sistema moda che non lasciò indifferente l’establishment. Esplora i confini tra arte e moda ed è considerato il pioniere di una nuova ondata di decostruzionismo nel mondo della moda.
Il celebrity chic Abito con le spille da balia di Versace – 1994
Con un abito ispirato al punk, alla Westwood degli esordi, e al glamour delle dive del cinema, Versace vestiva una semi sconosciuta Elizabeth Hurley e la rendeva più forte, emancipata e sbarazzina. Vestito lungo e nero con spacco, spille da balia vistose e una scollatura mozzafiato. La foto fece il giro del mondo, e i media si accorsero di lei, la sua carriera impennò. L’abito fece da apripista per un nuovo stile in cui il celebrity chic si reinventa come glamour moderno da pornostar.
Vintage, mon amour Abito Valentino indossato da Julia Roberts alla premiazione degli Oscar – 2001
Uno dei momenti più importanti della carriera di Julia Roberts, la vincita del Premio Oscar come migliore attrice per il film Erin Brockovich, fu suggellato dal meraviglioso abito vintage Valentino del 1982. Bianco e nero, ampio e solenne, di un’eleganza pulita senza essere eccessivamente sobria. La scelta in controtendenza della Roberts contribuì all’ ascesa del vintage come scelta di moda altamente oculata, desiderabile e chic, proprio come oggi.

Che curve, bambola! Abito Galaxy di Roland Mouret – 2005
L’abito per eccellenza del 2005 fu senza dubbio il Galaxy creato per celebrare e accentuare le curve del corpo femminile dallo stilista francese Roland Mouret. Linea pulita a clessidra che definiva la forma del corpo invece di nasconderla, creando un’immagine perfetta per il red carpet. L’aderentissimo abito Moon del 2007 è stato un capolavoro di sartoria e power dressing.
Continua…