Le Sorelle Macaluso di Emma Dante è un film viscerale dalle tinte forti. La storia di 5 sorelle sole al mondo, che vivono un’esistenza in cui lo spettatore si affaccia alla finestra della loro vita per ben 3 volte, in 3 capitoli diversi della loro vita: l’infanzia, l’età adulta e la vecchiaia.
In questo articolo lascio che siano alcuni abiti e accessori presenti nel film a parlare, a raccontare la storia familiare delle 5 sorelle. Li utilizzo come mezzi simbolici, e gli lascio funzione narrativa.

La pluripremiata regista palermitana Emma Dante torna al cinema dopo “Via Castellana Bandiera” del 2013, presentando il suo nuovo film all’ultima Mostra del Cinema di Venezia.
Maria, Pinuccia, Lia, Katia e Antonella sono le 5 sorelle Macaluso che si muovono nella cornice degradata della periferia di Palermo, città in cui è ambientato il film. La casa è al centro della narrazione cinematografica. Il tempo che passa viene testimoniato dalle macchie dei quadri sulle pareti, dal foro nascosto attraverso cui Lia vede il mare, dalle ceramiche del servizio dei piatti “buoni” conservato con rispetto nel mobile consolle in soggiorno. Come se questi oggetti fossero gli occhi attraverso cui si vede il fluire delle vite delle 5 sorelle.

Una maschera subacquea per guardare il mondo con altre lenti
Sembra una domenica o una giornata di festa quando le sorelle Macaluso, in assetto di gruppo compatto, si presentano in salotto prima di uscire di casa dirette verso il mare. Un mare sempre visibile dalla loro casa all’ultimo piano, eppure pieno di ostacoli per chi al mare non può accedere dietro pagamento di un biglietto, ma deve camminare a lungo per arrivare a piedi, e poi scavalcare i cancelli di entrata in maniera clandestina.
Le sorelle Macaluso si presentano con le loro fisicità diverse, i loro sguardi e le loro personali intenzioni di stare al mondo. La piccola Antonella non molla il suo giocattolo, Lia si presenta con la maschera subacquea per vedere il mondo attraverso le sue lenti. Lia infatti appartiene ad un altro mondo, quello immaginato dagli scrittori nelle pagine dei libri che legge e ripete in maniera quasi ossessiva. Quella scena ci permette di percepire in maniera simbolica la sua diversità rispetto alle altre sorelle. Una diversità che la porterà ad isolarsi sempre di più nel corso della sua vita.

Il tutù da ballerina per fuggire in un sogno da bambina
Maria vuole diventare una ballerina. Mentre trascorre la giornata al mare con le sorelle, si assenta per andare ad incontrare il suo amore segreto. Inizia una danza, una performance, di avvicinamenti e allontanamenti a battute regolari, in un ritmo crescente. Viene subito in mente il Tanztheater di Pina Bausch. In quella sala all’aperto a distribuire volantini per uno spettacolo cinematografico, Maria confida al suo amore di voler diventare una ballerina e la sua ragazza dichiara entusiasta che andrà a vederla tutte le sere quando si esibirà sul palco. “Veramente?” esclama Maria, mentre mima un balletto. La danza è il suo linguaggio, la ritroveremo da adulta mentre torna a casa stanca dal lavoro, lasciare la busta della spesa a terra e abbandonarsi, di nuovo, agli stessi passi della coreografia della sua infanzia.
Il tutù, la danza classica, il sogno di bambina. Maria si rifugerà nuovamente in quel tutù per annunciare alle sorelle che ha il cancro. In una scena magistrale Maria si ingozza con tutti i dolci del cabaret, ingurgitando simbolicamente quella vita che le sta sfuggendo di mano.

Il vestito rosso di Pinuccia per affermare la propria femminilità
Non è un caso che Pinuccia appaia sulla scena con un vestito rosso sia nell’età della giovinezza, sia in quella adulta. Lei è il personaggio più femminile, con una vita affettiva leggermente più appagata delle altre. Le sua labbra sono tinte con un rossetto rosso, che Pinuccia mette prima di uscire di casa. La piccola Antonella guarda incantata la sorella maggiore Pinuccia mentre si trucca in bagno allo specchio. Antonella le ripete che è bellissima e chiede la sua “dose” di rossetto rosso. Questa scena si ripete più volte durante il film, con una differenza. La piccola Antonella appare sempre uguale all’età di 9 anni, ossia il momento in cui la sua vita si spegne per un tragico incidente al mare, mentre Pinuccia compare nella sua fase da giovane e da adulta.

Vestito e scarpe di Lia per l’epilogo
È Lia stessa ad assicurarsi che il vestito buono sia perfetto, rinforzandone i bottoni con ago e filo, e che le scarpe bianche siano immacolate. L’appuntamento è con il passo finale della sua esistenza. Così in una scena vediamo Lia impegnarsi a rendere il suo outfit perfetto, e in quella successiva la vediamo sul letto di morte, come in un appuntamento a cui lei sapeva di doversi presentare, con la sorella Pinuccia abbracciata accanto. Un vestito/tailleur giallo in broccato e un paio di mocassini bianchi con fibbia.
Abiti e accessori si tramutano in agenti di narrazione, raccontando la storia delle 5 sorelle palermitane, e contemporaneamente del tempo che scorre e della memoria che gli oggetti portano, intrinsecamente, in se stessi.
Per assaporare il film guardate il trailer qui.
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