Siamo nell’atelier di Madame d’Ora, l’indirizzo di riferimento per qualsiasi persona dotata di buon gusto che voglia un ritratto fotografico. Dora Philippine Kallmus è la prima donna ad aver aperto uno studio fotografico a Vienna, nel 1907. È stata la prima in molte cose, ad esempio è stata la prima donna ammessa alla Scuola applicata di Grafica a Vienna e a far parte dell’Associazione dei Fotografi Austriaci.

Una donna anticonformista
Nata in una famiglia abbiente, Madame è ben vestita, curata, ma lascia sempre trasparire la sua creatività e ironia. Nella foto sottostante indossa un abito che conferisce al corpo la tipica forma a S degli abiti di inizio ‘900, il suo collier di perle da ragazza di buona famiglia, il meraviglioso soprabito in morbido velluto foderato di calda pelliccia per sopravvivere ai rigidi inverni dell’impero Austro-Ungarico e poi il cappello a tesa larga che ricorda quelli da uomo corredato da un bel sorriso furbetto.
Dora è anticonformista, molto moderna e dotata di grande talento, con un gusto estetico molto ben definito, i soggetti che rappresenta sono caratterizzati da una certa nonchalance e naturalezza che non hanno nulla a che vedere con le pose ordinate del ritrattismo accademico.
Lei non cerca di esprimere il lato psicologico, lei punta sull’attitudine, sul quel je-ne-sais-quoi della persona ritratta che rende subito l’immagine vitale.

Madame d’Ora e la fotografia di moda
Vive a stretto contatto con il mondo della moda. A Vienna si occupa di fotografare le creazioni di moda della la Wiener Werkstate, la Ditta viennese di arti applicate le cui idee influenzarono il lavoro di Poiret, nonché le meravigliose creazioni della commerciante e disegnatrice di abiti Emilie Flöge, che insieme alle sue sorelle gestisce un atelier di moda, il famoso Salon Schwestern Flöge. Emilie è confidente e amica intima di Klimt, ritratto anche lui da Dora, e ha un grandissimo talento e gusto per l’accostamento di colori e forme.

Le creazioni di Emilie vogliono liberare le donne dai confini degli abiti restrittivi come i corsetti, e forse dalla moda stessa, a immagine di una donna nuova e moderna, che indossa abiti morbidi, spesso con una silhouette ad A, caratterizzati da tessuti di alta qualità e stampe in sintonia con la tendenza Secessionista. Sono abiti in perfetto stile Madame d’Ora: emancipata, sofisticata e con un gusto impeccabile.

La nuova vita a Parigi
Nel 1925 apre un nuovo atelier a Parigi e la Ville Lumière spalanca per lei le porte della moda: collabora con i couturier in un’epoca in cui nasce il fenomeno dei grandi nomi, rappresenta lo stile di un’epoca sulle riviste “Femina”, “Vogue”, “L’Officiel”.
Le sue modelle sono donne molto più indipendenti e sfrontate delle aristocratiche di Vienna: Anna Pavlova, Eva Rubinstein, permettono a d’Ora di sviluppare uno stile fotografico con pose sensuali dai forti contrasti luminosi e grazie all’utilizzo di una macchina fotografica a mano, non su cavalletto, ottiene immagini più interessanti e dinamiche.
La Prima Guerra mondiale ha radicalmente cambiato la società: il profondo dolore e la necessità di sostituire gli uomini nelle attività economiche fanno si che si sviluppino sempre più le rivendicazioni di emancipazione. Questo spirito si riflette anche nella toilette femminile, i tessuti diventano leggeri, la moda pratica, le forme spariscono e i capelli si accorciano: è l’epoca del taglio à la garçonne.
Gli anni ’30 e ’40
Durante gli anni ’30 e ’40 Dora intervalla la sua attività di ritrattista tra personaggi dell’alta società e celebrità del campo della moda, dello spettacolo, dell’arte e della danza, come Coco Chanel, Josephine Baker, Picasso o la scrittrice Colette.

“Attraverso la fotografia ho voluto addentrarmi in un mondo di cui ho potuto credere che sembrasse mio.” d’Ora c.1942
Negli anni ’30 la femminilità torna di moda, le eleganti, stufe di giocare alle garçonne nei loro abitini corti che non valorizzano le forme e le fanno sembrare delle bambine, sentono il bisogno di indossare abiti che modellano il corpo, l’altezza della vita riprende il suo posto e il busto non si nasconde più.
Nel 1934 la calotta dei cappelli si restringe, come vediamo nel ritratto a Tamara de Lempicka: copre solo metà del capo e lo si può abbassare a coprire un occhio per rendere lo sguardo più magnetico e misterioso e far risaltare le file di ricciolini perfetti che circondano la nuca.


Ti piave
Durante la sua carriera Madame d’Ora ha ritratto centinaia di donne dal carattere diverso, i suoi scatti testimoniano i cambiamenti della moda negli anni, ma in tutte le fotografie traspare una cosa: la meravigliosa bellezza di tutte le donne.
Ti piace la nostra rubrica “Nel guardaroba di…”? Allora scopri cosa c’è nell’armadio di Vivian Maier!